Mario Tobia è un italo-americano che, a causa di una retinite pigmentosa è purtroppo diventato cieco. Ma non solo, è anche il quattro volte Campione nazionale americano di Blind Golf.

Dopo un momento di iniziale sconforto, più che comprensibile, ha pensato che lo sport che tanto amava avrebbe potuto salvargli la vita. Anziché autocommiserarsi, ha trovato nel golf uno stimolo e soprattutto si è ingegnato per sopperire al suo handicap.

Ciò soprattutto grazie all’aiuto di Frank Hesson, il suo coach – nonché guida – in campo. Frank lo fa posizionare davanti alla pallina, gli descrive il percorso coi vari ostacoli buca per buca, gli suggerisce la strategia e gli spiega con che faccia colpire, se più aperta o chiusa. Poi tocca a Mario che, grazie ad una memoria muscolare, riesce a dosare la forza da imprimere alla pallina, a seconda della distanza che deve farle compiere.

La tecnologia K-Vest è venuta loro incontro quando non possono essere compresenti. Mario tra le mura domestiche può dunque allenarsi comunque con Frank; grazie ad una piattaforma posizionata davanti a sé e ad un dispositivo indossabile (una specie di giubbotto intelligente), i dati dei colpi di Mario viaggiano in rete, con possibile correzione di postura e swing da parte del suo maestro in tempo reale – a distanza (anche in Stati diversi) – e al contempo direttamente a domicilio.

Mario ha fatto così tanti progressi che è capitato che i golfisti dietro di lui sul percorso lo sollecitassero a colpire più in fretta, non avendo capito che fosse cieco. Date la velocità e precisione del suo gioco, pensavano che si stesse semplicemente allenando col suo maestro (in quell’occasione era con suo figlio Matt).

A coronamento della sua formidabile carriera gli piacerebbe vincere il prossimo campionato del mondo di Blind Golf, che si svolgerà a Roma, nel paese dove è nato e dove ancora ha dei parenti.

Mario Tobia è la prova vivente che il motto della United States Blind Golf Association “You don’t have to see it to tee it” è quanto mai reale.