Per puttare con precisione è fondamentale la capacità di leggere i green.

Se essi fossero sempre e soltanto in piano basterebbe padroneggiare la tecnica e raggiungere una routine tale da rendere il movimento quasi meccanico. Ma non è assolutamente così. I green sono posti quasi sempre in pendenza, e queste pendenze non sono sempre di facilissima lettura; ad ognuna di esse per di più corrisponde una forza diversa da imprimere alla pallina.

Per questi motivi sta prendendo sempre più piede AimPoint, il metodo inventato da Mark Sweeney e Jamie Donaldson che – garantiscono i fautori – consente di rilevare e di gestire con precisione infallibile la pendenza del green (o le doppie pendenze) e, di conseguenza, di andare inesorabilmente in buca!
Tra i nomi convinti da questa dichiarazione sulla base di dimostrazioni c’è niente meno che l’ex campione dell’US Open Michael Campbell.

Bisogna prendere in considerazione anche la scorrevolezza del green. Essa dipende dal nap, ossia il pelo dell’erba, che può seguire o meno la direzione del putt; essere lucida o opaca (nel primo caso la pallina rotolerà più velocemente);  last but not least, un fattore importantissimo è il vento.

Ad incidere sulla buona riuscita di un putt c’è infine l’approccio mentale ad esso; gli esperti consigliano di proporsi di migliorare il putt, anziché mettersi pressione da soli con obiettivi più specifici come imbucare il putt per salvare la buca. Concentrasi sulla respirazione è di grande aiuto, facendo partire il respiro profondo, dall’addome.

Altri tip che vale la pena seguire sono: misurare in passi la distanza tra pallina e buca, valutarne la pendenza da entrambe le angolazioni – da dietro la palla e da dietro la buca – (da analizzare anche a metà distanza nel caso dei putt lunghi più di 10 metri) e considerare che le pendenze in prossimità della buca hanno maggiore influenza rispetto a quelle che si incontrano all’inizio del percorso. Senza contare ovviamente le variazioni di traiettoria dovute dall’impattare la pallina con la punta piuttosto che col tacco.

Per migliorare gli score, dunque, l’abilità di leggere il green va allenata quanto, se non più, della tecnica di esecuzione stessa.